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Recensione del libro “Troppe Vite in Gioco - I familiari, vittime sconosciute del gioco d’azzardo” di Lucio De Lellis - Roberta Smaniotto

troppeviteingiocoL’autore, giocatore patologico da più di 30 anni, da 11 anni dichiara di aver smesso di giocare. Partendo dalla propria esperienza, che viene descritta nel libro e consapevole di quanto il perdere il controllo sul gioco d’azzardo distrugga la vita non solo del giocatore ma anche dei propri familiari, l’autore si rivolge direttamente a loro. E’ un libro molto pratico, all’interno del quale i familiari possono trovare suggerimenti molto utili ed anche efficaci su come affrontare il problema all’interno del proprio nucleo: i comportamenti da evitare, le azioni efficaci, nuove modalità comunicative, strumenti operativi per pianificare il rientro economico. Infine un capitolo ad hoc sulla cura e i trattamenti, seguito dall’appendice con l’elenco dei gruppi di Giocatori Anonimi e di Gam-Anon, oltre che l’elenco dei centri di trattamento per il gioco d’azzardo. Ahimè questo elenco non è completo!
E una parte importante che meriterebbe un ulteriore approfondimento è la sofferenza di questi familiari. Lavorando con le famiglie, quello che in prima battuta si raccoglie e che si dovrà aiutar loro a rielaborare, attenti a non peggiorarne il malessere, è (tutta )la parte emotiva di frustrazione, rabbia, senso di impotenza, fallimento, impossibilità di comprendere cosa sia accaduto (sia al proprio congiunto che al proprio nucleo familiare). Uscire dalla spirale distruttiva del gioco d’azzardo patologico è possibile, affrontando, tutta la famiglia insieme, i problemi ad esso correlati.

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