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The D(2/3) dopamine receptor in Pathological Gambling: A PET study (...) | commentato da Gianni Savron

NeuronThe D(2/3) dopamine receptor in Pathological Gambling: A PET study with [(11) C]-(+)-Propyl-Hexahydro-Naphtho-Oxazin and [(11) C] Raclopride. Addiction (Nov 2012) - Boileau I, Payer D, Chugani B, Lobo D, Behzadi A, Rusjan PM, Houle S, Wilson AA, Warsh J, Kish SJ, Zack M.

In questo lavoro gli autori hanno indagato la relazione fra recettori dopaminergici nei Giocatori d'Azzardo Patologici e controlli normali bilanciati per variabili socio-demografiche. Il gioco d'azzardo patologico condivide varie caratteristiche cliniche, fenomenologiche e epidemiologiche con il disturbo da dipendenza da sostanze, tanto da essere attualmente definito una dipendenza comportamentale.

Sebbene sia opinione comune che il sistema dopaminergico svolga un ruolo chiave negli schemi di ricompensa e di rinforzo non vi sono ancora dati evidenti di quali recettori siano chiaramente implicati.

Alcuni studi farmacologici hanno dimostrato che gli agonisti dopaminergici possono agire sull'aspetto motivazionale del GA, sul processo decisionale relativo l'accettazione del rischio e sull'attività cerebrale connessa alla ricompensa. Al contrario, pochi studi di neuroimaging hanno indagato l'attività dopaminergica nei Giocatori d'Azzardo Patologici comparando i risultati con i dati sulle dipendenze da sostanze.

In questo studio è stata impiegata la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) per verificare le differenze recettoriali D(2) e D(3) e il loro rapporto, fra 13 Giocatori d'Azzardo Patologici maschi (non in trattamento) e un gruppo bilanciato di 12 soggetti di controllo non giocatori dei quali 11 hanno completato la ricerca.

Sono stati utilizzati un antagonista recettoriale D2 ([(11) C] raclopride) e un agonista D3 ([11) C]-(+) - PHNO) il quale ha una elevata affinità differenziale per entrambi i recettori, in funzione della regione cerebrale esaminata, e quindi in grado di valutare anche il rapporto D2/3.

 

NeuronL'ipotesi di partenza prevedeva di rilevare una ridotta concentrazione dei recettori D2, evidenziata nel disturbo da dipendenza da sostanze, e una elevata concentrazione dei recettori D3 nei Giocatori Patologici vs i controlli, oltre che valutare il profilo di gravità clinica mediante una sessione di gioco e vari test.

Clinicamente i giocatori sono risultati avere maggiori problematiche nel controllo del gioco (piacere, eccitamento coinvolgimento, stordimento, difficoltà di interruzione, desiderio) e nell'impulsività.

Alla PET, entrambi i gruppi, non differivano nella concentrazione dei due radio-traccianti nello striato e nella sostanza nera; tuttavia nei GAP la concentrazione dell'agonista ([11) C]-(+) - PHNO) nella sostanza nera, attribuibile maggiormente ai recettori D3, correlava con la severità clinica nel gioco d'azzardo e con l'impulsività. Nei soggetti di controllo, invece, il [(11) C] raclopride (antagonista D2) nello striato dorsale, aveva una correlazione inversa alla gravità di gioco e impulsività.

Rispetto a quanto si osserva nella dipendenza da sostanza non vi sono differenze significative nei rapporti livelli D2/D3 tra soggetti sani e giocatori d'azzardo patologici; per cui, gli autori sostengono che una ridotta disponibilità recettoriale non può essere considerata una caratteristica propria della dipendenza, poiché nei GAP la relazione tra il tracciante [(11) C]-(+) - PHNO, gravità di gioco e impulsività evidenzia invece il coinvolgimento dei recettori D(3).

Questi dati suffragano l'opinione che sia il rapporto fra i recettori D2/3 a svolgere un ruolo importante nell'impulsività, nel rinforzo e nell'abuso di sostanze.

I recettori D3 modulano sia gli output limbici che le connessioni orbito-frontali con la rete che controlla sia comportamenti finalizzati a uno scopo e i processi di ricompensa. Per cui i dati suggerirebbero l'importanza dei recettori D3 quale potenziale target di intervento farmacologico nelle dipendenze comportamentali.

I risultati, nonostante i limiti della ricerca sottolineati dagli autori stessi (campione ridotto di soggetti, interazioni di genere, campione selezionato, l'aspecificità del tracciante, la non indagine dei sistemi recettoriali D1 e SHT1B) offrono informazioni interessanti che differiscono da altri studi in cui si è evidenziata una ridotta concentrazione dei recettori dopaminergici D2 in soggetti con un disturbo da dipendenza da sostanze, sostenendo un nuovo indirizzo di ricerca che, se confermato da altri studi, porterebbe a una maggiore comprensione del disturbo.

Gianni Savron

 

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