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Lettera aperta al Rettore del Politecnico di Milano

fiascoEditoriale di ALEA Bulletin 3/2016

Da alcuni anni l'Università da Lei governata è impegnata, per il tramite di corsi istituzionali o di intere facoltà, anche in attività di studio e di ricerca sul complesso fenomeno del gioco d'azzardo. Accanto a iniziative dall'impianto del tutto limpido e di grande pregio scientifico (e civile) – per esempio quello denomina- to Bet On Math: prevenire l'abuso del gioco d'azzardo con la matematica, curato dal Laboratorio di Formazione Matematica e di Sperimentazione Scientifica – ve ne sono altre che si prestano a rilievi critici molto netti. E a proposito di uno di questi che le indirizzo la presente "lettera aperta".

Il Dipartimento di Ingegneria gestionale dell'Università Politecnico - Università dello Stato Italiano - svolge per conto dei concessionari del gioco d'azzardo on line una pluralità di servizi in funzione del marketing, della "mappatura" dei consumatori di casinò e scommesse su piattaforma informatica e del perfezionamento dell'offerta di una modalità primeggiante di gioco con denaro, per denaro e a scopo di lucro. La lista completa dei finanziatori, che allego, documenta l'evidenza schiacciante del profilo del servizio reso dall'Osservatorio.
Tralascio, per il momento, i corollari di tale collaborazione, quali l'immissione a scopo commerciale del portato delle ricerche, l'uso talvolta di un lessico inappropriato ("intrattenimento" e gaming ricorrono laddove il termine congruente è gioco d'azzardo o gambling), la collaborazione dell'ateneo al formarsi di una retorica fuorviante, ed altri dettagli di quella che si presenta come una ambiguità fuorviante. Oppure, per porre in evidenza un altro dettaglio, la scarsa trasparenza del metodo, la diffusione reticente dei dati, l'oscuramento di variabili importanti per correlare il consumo di massa di gioco d'azzardo a indicatori clinici di addiction nei fruitori del poker e dei casinò attraverso internet.
Il regime della ricerca giustifica ampiamente la critica e la fermezza, che le esprimo qual presidente di Alea, nell'indirizzarle i contenuti di questa lettera aperta.
Andiamo direttamente alla proposizione principale: la collaborazione, retribuita, di una prestigiosa università pubblica allo sviluppo delle più insidiosa e dannosa modalità del gioco d'azzardo, per l'appunto quella on line. Il contributo del Politecnico si configura tanto qual supporto tecnico al consueto gioco d'azzardo quanto avallo accademico a una forma raffinata e autoritaria di irreggimentazione dell'apparato neurobiologico e psicologico alle procedure industriali del condizio-namento operante (nell'accezione del fondatore di tale teoria, B. Skinner).
Ne converrà che è anche legittimo dubitare dell'effettivo e inedito contributo all'innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica che la produzione del così definito "Osservatorio del gioco on line" fornisce alla stessa macchina industriale del gioco d'azzardo nel cyberspazio. Per l'insormontabile ragione che la struttura, gli algoritmi, l'architettura di ricerca e sviluppo di tale complesso sistema del gambling sono ben noti ai settori ingegneristici delle società di casinò on line, di allibratori di scommesse e al conseguente raffinato sviluppo del software, insieme al controllo delle opportunità di business nella Rete.
Nell'epoca dei grandi complessi transnazionali del gambling è evidente - anche per tabulas, nella versione htlm di pagine web - che essi non hanno alcuna necessità operativa di ottenere supporto con le risultanze della ricerca svolta in sede di osservatori del Polimi. Alla pianificazione industriale del mercato del gioco d'azzardo tecnologico, infatti, non arrecano significativo apporto di know how le opere dei volenterosi, e finanziati, laboratori di ricerca dell'Ateneo.
Il "valore aggiunto" che al gambling deriva da Polimi è di diversa natura: si presenta come "immateriale" e non riguarda, a ben considerare, profili ingegneristici.
Il valore aggiunto che Polimi conferisce alle major del gioco d'azzardo industriale di massa è assolutamente privo di hardware, di manufatti e di prodotti tangibili: è il "valore immagine" di rispettabilità conferito a un commercio oramai inflazionato di scommesse, roulette virtuali, tavoli verdi di carte dove si punta denaro, senza soluzione di continuità nell'arco delle 24 ore e in ogni luogo dove è presente un terminale, fisso o sempre più spesso mobile.
Quel che interessa ai trust dell'azzardo - nazionali e transnazionali - è di esibire la "terzietà" di una università pubblica, sfruttandone il principale asset, che è la reputazione, il prestigio, l'eccellenza italiana, che indubbiamente è quel che il Paese riconosce al prestigioso Politecnico di Milano.
Terzietà, dunque, innocuità, normalità, modernità, evoluzione del mercato, tendenze di costume, velocità e progresso: una semantica così netta e chiara che si traduce - ed ecco appunto la "spendibilità" dell'investimento che ha beneficiato l'Osservatorio - in legittimazione istituzionale.
La rispettabilità del business sul gioco d'azzardo in tutte le sue forme (dunque ben oltre il "solo" flusso on line) è oggi incrinata dal levarsi numeroso di espressioni di dissenso scientifico, giuridico, etico e sociale.
All'inflazione del consumo di gioco d'azzardo (ben 88,250 miliardi nel 2015 e 70 milioni di giornate lavorative consumate, o almeno così registrate; proiezioni di oltre 95 miliardi di euro nel consuntivo 2016) fa da pendant una simmetrica inflazione: la dipendenza patologica dei consumatori di tale "offerta".
Dipendenza cronicizzata e estesa, con ricadute anche su una cerchia di persone che pur non consumano questi "giochi": familiari del giocatore patologico, colleghi di lavoro, cerchia dei rapporti interpersonali e di comunità che patiscono - tutti - gli effetti di un "azzardo passivo". Devastante quanto il fumo passivo. Con potente spinta recidivante in chi si sottopone a cura intensiva per uscire dalla condizione di disturbo da gioco d'azzardo, chiaramente inquadrata dall'OMS in derivazione dalle risultanze del pensiero scientifico più avanzato.
Infine, l'università in partnership con i trust dell'azzardo industriale, si sottrae al rispetto di un principio di accountability, di responsabilità attiva verso la società e l'ordinamento giuridico. Si è indotti, peraltro, a dubitare sull'autonomia scientifica e sull'indipendenza degli atenei che avviano similari accordi di "collaborazione".
Il tutto avviene in regime di "segretezza" delle risultanze (e di embargo dei dati di base) di siffatta produzione accademica.
Vi è da segnalare, per contro, che una multiforme e pluralistica corrente di ricerca e di valutazione si sta sviluppando in Italia, e con i caratteri di interdisciplinarietà. Nel maggio del 2016, per esempio, a Piacenza l'associazione Alea ha partecipato al convegno scientifico della Regione e della ASL, dove un panel di scienziati (dalle neuroscienze all'ingegneria dei processi cognitivi, dalla clinica applicata ai servizi territoriali ecc.) hanno sezionato, fin ai dettagli più nascosti, la "macchina", disvelandone i segreti delle procedure di irreggimentazione della persona all'addiction da gioco d'azzardo.
È profondamente mortificante, in tale quadro, constatare che mentre la cultura scientifica e quella del servizio di promozione della persona si sforzano di porre a disposizione modelli riparativi della sofferenza (e di tale sforzo fornisce solide evidenze di risultato), mentre questo ambiente si impegna per la salute e la conoscenza, c'è però sul fronte opposto una Università della Repubblica Italiana che offre sue prestazioni alla perniciosa espansione del gioco d'azzardo. E le offre a vantaggio della variante più pericolosa, l'on line.
Comprenderà che è legittimo attendersi una valutazione, da parte delle Istituzioni, se tutto questo possa comportare anche una deroga all'indipendenza assoluta delle Università da condizionamenti di entità che perseguono business con riflessi sociali e clinici accertati. E' una deriva tanto che presenta davvero molti rischi.

 

In attesa di un Suo riscontro, Le porgo Distinti Saluti


Maurizio Fiasco

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Per Marina

marinadagatiDopo una lunga malattia che ha affrontato con grande forza e coraggio ci ha lasciati Marina D'Agati.
Docente di Sociologia alla Università di Torino, ricercatrice presso diverse istituzioni e università europee, tra cui EHESS (Parigi) Ecole Nationale des Chartes( Parigi) Universitè de Bretagne Occidentale (Brest), Universidad Rey Juan Carlos (Madrid), ESEC (Coimbra) e socia di ALEA, Marina era da tempo interessata al fenomeno del gambling nella nostra società. Aveva partecipato al nostro congresso di Roma nel maggio scorso e collaborato con noi in alcuni studi. Chi ha lavorato con lei non può che ricordarne con grande dolore il suo rigore metodologico insieme ad una grande ironia e feconda curiosità. Per il nostro Bulletin stava preparando una recensione del libro curato da Fulvia Prever e Henrietta Bowden-Jones, "Gambling Disorder in Women", che già aveva recensito per una rivista di sociologia. La sua sensibilità, la sua intelligenza e determinazione, l'hanno portata ad entrare subito in sintonia, sia a livello professionale che umano, col tema dell'azzardo al femminile, e su questo aveva molto da insegnare. Dal convegno di Varsavia 2016, dove ha presentato un contributo preparato con Mauro Croce sul tema delle comoridità tra gambling ed altre addiction e grazie alla comune amicizia con Mauro è cosi iniziata una splendida collaborazione. Nonostante l'aggravarsi delle sue condizioni, Marina stava preparando, insieme a Fulvia Prever un lavoro dal titolo "Never too old, never old enough... Gambling-related problems among older adults: risk factors and sperimental treatment with focus on women." che sarà presentato al convegno di Friborgo(CH) Gambling addiction: Science, Independence,Transparency) del 27-29 giugno 2018. In cantiere, insieme a Fulvia e alla collega Francesca Picone, c'era anche il sogno di un convegno "al femminile" in Sicilia, a cui lei tanto teneva, e questo sarà il nostro progetto a lei dedicato.
marinabookI suoi interessi non erano limitati al gambling ma il suo rigoroso ed intrigante sguardo sociologico la aveva portata ad approfondire tematiche molto ampie quali ad esempio i processi di formazione e trasmissione delle credenze collettive, i processi di socializzazione scolastica e di legittimazione istituzionale. Non possiamo poi non ricordare la sua passione per l'opera di Serge Gainsburg. Il suo ultimo libro, uscito poche settimane fa "Chi te l'ha detto? I rumors da Polifemo al web" Edizioni Epoké costituisce un riferimento di grande attualità sul fenomeno delle fake news nella società e sullo sviluppo dei rumors (pettegolezzi) nell'era del digitale. I cosiddetti rumor 2.0 ovvero le "catene di S. Antonio" inviate tramite email ed i numerosi fotomontaggi che spopolano in rete diventando virali. Un libro ricco di aneddoti e di analisi sullo genesi di note fake news dalla presunta morte di Paul McCartney, alle figurine imbevute di LSD sino alle teorie accademiche più accreditate. Il suo lavoro di studiosa l'ha vista collaborare con l' Université de Bretagne Occidentale di BREST , l'Universidad Rey Juan Carlos de MADRID, la Escola Superior de Educação de Coimbra. Sul gioco d'azzardo Marina, insieme al suo libro più noto (2005), Giocare d'azzardo. Rituali e credenze tra incanto e disincanto, Torino, Stampatori. Marina ci lascia numerosi articoli e ricerche che vogliamo ricordare, ma ci lascia anche molto di più: l'onore di averla conosciuta, giovane, entusiasta e competente, attenta alle dinamiche relazionali, onesta e leale, rispettosa del lavoro altrui come pochi riescono ad essere in un ambito Universitario spesso competitivo.

Una bella persona, che abbiamo avuto troppo poco tempo per apprezzare appieno e che davvero ci mancherà.

 

Pubblicazioni di Marina D'Agati sul Gambling